Seta - Produzione e Proprietà della Seta

La seta, unica fibra naturale ad essere prodotta con un filo continuo, si ricava dal bozzolo del Bombyx mori, un insetto che si nutre di foglie di gelso. Rappresenta la più nobile delle fibre tessili e viene utilizzata per realizzare tessuti pregiati

Seta - Produzione e Proprietà della Seta
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Cos'è la Seta?

La seta è una fibra proteica di origine naturale, prodotta da alcuni insetti e utilizzata dall'uomo per realizzare filati e tessuti pregiati.

La maggior parte della seta si ricava dai bozzoli dell'insetto Bombyx mori, volgarmente chiamato bombice, filugello, baco del gelso o baco da seta.

La larva di questo insetto elabora la bava all'interno di due ghiandole (dette seritteri o ghiandole della seta), che si aprono all'esterno con due orifizi posti ai lati inferiori della bocca. Da queste aperture fuoriescono le due bavelle che, a contatto con l'aria, si rapprendono e si saldano fra loro in un unico filo continuo detto bava; tale unione è garantita dalla presenza di una sostanza gommosa, detta sericina, prodotta da ghiandole localizzate in prossimità dell'uscita dei seritteri.

Muovendo la testa attorno al suo corpo, come a formare un otto, la bava viene lavorata dal baco per costruire un involucro protettore, chiamato bozzolo, che lo imprigiona e lo protegge durante la metamorfosi in farfalla. All'interno di questo bozzolo, nel giro di 2-3 settimane il baco della seta si trasforma prima in crisalide e poi in farfalla; quest'ultima si apre meccanicamente una via d'uscita dal bozzolo e si libera in volo.

La falena vive al massimo una settimana, durante la quale si accoppia e depone le uova (da 300 a 700 uova per farfalla). L'anno seguente, in aprile-maggio, in coincidenza con la germogliazione delle gemme del gelso, le uova si schiudono facendo nascere i giovani bachi.

Per circa un mese, le giovani larve si nutrono avidamente delle foglie di gelso, passando attraverso quattro mute (o cambiamenti di "pelle"). Dopo l'ultima muta le larve di quarta generazione raggiungono dei ramoscelli dove tessono il proprio bozzolo. E il ciclo ricomincia.

Il bozzolo del baco della seta è formato da un unico filamento continuo, di lunghezza variabile da poche centinaia di metri a tre chilometri, avvolto in 20-30 strati concentrici. La bava è di natura proteica ed è composta soprattutto da due proteine, la fibroina (72-76%) e la sericina (21-25%); in minima percentuale (2%) si ritrovano anche sostanze grasse cerose, sali minerali e pigmenti naturali.

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Come viene prodotta?

I fili di seta vengono ricavati direttamente dai bozzoli del baco Bombyx mori.

Non tutta la bava può però essere utilizzata; inoltre è necessario rimuovere la componente gommosa data dalla sericina. Pertanto, alla fine del processo produttivo, da 10kg di bozzoli si ottiene indicativamente 1 kg di seta. Per una razza particolare di baco Giapponese la resa è nettamente superiore (bastano 6kg di bozzoli per ottenere 1kg di seta).

Vediamo ora le fasi produttive che dal bozzolo portano ai fili di seta utilizzati dall'industria tessile.

  1. Raccolta: è importante che al momento della raccolta i bozzoli siano ancora integri (in gergo non sfarfallati); pertanto, devono essere raccolti prima della schiusura della crisalide e della conseguente foratura da parte della farfalla.
  2. Spelaiatura: consiste nel rimuovere lo strato esterno dei bozzoli; questo strato di lunaggine, detto spelaia, è costituito dai primi metri di bava utilizzati dal baco per appendere il bozzolo ai ramoscelli o alle strutture artificiali predisposte dai bachicoltori.
  3. Cernita e Crivellatura: ha lo scopo di allontanare i bozzoli imperfetti e di classificare i rimanenti in base alle dimensioni e alla qualità (colore, grana ecc.). La selezione migliore di bozzoli è denominata “reale”.
  4. Stufatura: la crisalide viene uccisa attraverso un trattamento di circa un'ora con vapore acqueo a 70-90°C.
  5. Macerazione: i bozzoli secchi vengono immersi in acqua calda; lo scopo di questo trattamento è di rammollire la proteina gommosa (sericina) che tiene unito il bozzolo, in modo che il filamento dello strato intermedio (il più utile e prezioso) possa essere liberato (dipanato).
  6. Scopinatura: in questa fase si cerca in acqua il capo del filo che forma i bozzoli. Con un apposito spazzolino si effettua il pescaggio del tratto iniziale delle bavelle (il capofilo), eliminando le bave di seta che si trovano in superficie. In questo modo sarà possibile effettuare la dipanatura, cioè lo sbrogliamento delle bave dai bozzoli sui quali sono avvolte.
  7. Trattura: riunisce più fili in un unico filo, detto seta greggia, che risulta ruvido per la presenza di sericina. Questa fase è necessaria poiché i filamenti tratti dall'acqua sono talmente sottili da rompersi con estrema facilità; di conseguenza le bave di più bozzoli (da tre a dieci a seconda del diametro desiderato) vengono incollate fra loro grazie all'effetto collante della sericina rammollita dall'acqua.
  8. Torcitura: serve ad eliminare l'eccesso di umidità e soprattutto a rendere più resistenti i filamenti, tramite un numero di torsioni stabilito e una fase di fissaggio delle singole bave con calore umido; in questo modo i filamenti vengono resi idonei alla tessitura. Terminato questo trattamento i fili vengono avvolti attorno a un aspo a formare le matasse.
  9. Sgommatura: in questa fase viene eliminata la parte gommosa della seta greggia, la sericina, che la rende ruvida, opaca e poco adatta alle operazioni di tintura. Sfruttando la solubilità della sericina in acqua calda, si effettuano dei lavaggi, che la trasformano dapprima in seta greggia (attenuazione della gommosità tramite lavaggio leggero) e poi in seta raddolcita o mezza cotta attraverso un lavaggio più spinto; infine, tramite un ultimo lavaggio si ottiene la seta cotta o seta sgommata. Quest'ultimo prodotto è totalmente privo di gomma, è costituito da sola fibroina, e risulta particolarmente lucente.
  10. Carica: per accrescere il peso della seta, ridotto del 25% dalle operazioni di sgommatura, la seta può essere appesantita con appositi bagni in sali vegetali o minerali (tannino, idrato ferrico, sali metallici, ecc.): è questa la cosiddetta fase di carica, che dà lucentezza alla vista, corposità al tatto e crepitio all'udito. Con la carica, oltre a subire un notevole aumento di peso, la seta diventa più resistente al lavaggio e ai trattamenti meccanici, e può essere tinta con maggiore facilità. Non bisogna tuttavia esagerare con la caricatura, poiché una seta troppo caricata diventa fragile, perde elasticità e tenacità; di conseguenza, sul tessuto si formano facilmente screpolature e rotture nei punti di maggiore usura.
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Cascami della seta

Come del maiale, è il caso di dire che del bozzolo della seta non si butta via niente.

I cascami della seta (sono così chiamati i rifiuti dei bozzoli e i residui della filatura) rappresentano fino al 60-70% del totale ottenuto dai bozzoli.

I filati ottenuti dai cascami vengono generalmente denominati schappe. Questi "spezzoni" non vengono utilizzati per produrre fili di seta, ma vengono lavorati - cardati e pettinati come nel caso delle altre fibre naturali spezzate - per ottenere il filo di seta a fibra discontinua; si tratta di una seta di seconda qualità, che comunque al tatto risulta molto fine e più calda rispetto alla seta grezza. Questa seta si usa per tessuti non troppo leggeri - come frange, nastri e passamaneria - ed è chiamata “seta schappa”.

I cascami di lavorazione delle schappe sono a loro volta chiamati bourette e, opportunamente lavorati, danno vita a tessuti irregolari, poco luminosi e opachi, con dei nodi che provocano dei forti ingrossamenti. Al tatto, questa seta di terza qualità risulta resistente e piuttosto calda.

Altri sottoprodotti sono quelli ottenuti dai ritagli e dai sfridi di lavorazione dei tessuti di seta; il prodotto che se ne ricava è detto seta rigenerata.

In Cina e Giappone, lo strato interno del bozzolo che non è dipanabile viene sottoposto ad idrolisi enzimatica e utilizzato come integratore alimentare, poiché ricco di amminoacidi. Dalla crisalide si può ottenere un olio utilizzato per saponi, cosmetici e candele; se fritta in olio, la crisalide è considerata una prelibatezza locale, particolarmente nutriente grazie all'alto contenuto proteico. Può essere anche macinata e utilizzata nell'alimentazione del bestiame.

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Tipi di Seta e Cenni Storici

Da centinaia di anni esistono appositi allevamenti per bachi della seta, che hanno monopolizzato la produzione di questa fibra. Tuttavia esistono anche bave selvatiche, ottenute da animali diversi dal baco della seta e dette generalmente sete Tussah; la più conosciuta è probabilmente la Tensan, che viene raccolta da una specie di baco giapponese (Antheraea yamamai) che si nutre di foglie di quercia. Esistono tuttavia anche sete Tussah di origine Indiana o Cinese prodotte da specie affini, sempre appartenenti al genere Antheraea. Oltre alla tussah, in India (zona Assam) si produce la Muga (prodotta dalla larva Antheraea assamensis) e la Eri (prodotta dalla larva Antheraea samia ricini). In Sudafrica si produce la seta della larva Gonometa.

Particolarmente pregiata è anche la cosiddetta seta shantung o seta dupioni, ottenuta dal bozzolo tessuto di concerto da due bachi che casualmente si sono trovati così vicini da tessere e condividere un unico bozzolo.

L'arte della sericoltura - o bachicoltura che dir si voglia - cioè l'allevamento del baco da seta, è stata gelosamente custodita dagli imperatori della Cina, dove ebbe origine intorno al 3.000 a.C. Tuttavia, nonostante la determinazione nel conservare il monopolio della produzione della seta, col tempo la pratica della sericoltura arrivò anche in altri Paesi orientali, come Giappone, Corea e India. Solo nel 550 d.C. la conoscenza della bachicoltura si diffuse in Europa, rendendo l'Italia uno degli attori principali. La produzione italiana di bozzoli cominciò però a declinare sotto il regime fascista, fortemente impegnato nelle opere di bonifica e di riconversione colturale, per spegnersi definitivamente dopo il secondo conflitto mondiale. Parallelamente, però, l'Italia è divenuta un Paese leader nella fabbricazione di tessuti in seta di qualità e gusto elevatissimo.

Impieghi della Seta

La seta viene utilizzata pura per tessuti pregiati, biancheria di lusso, abiti femminili, cravatte, camicie e foulard, lenzuola, tende e tappezzerie (rivestimenti di poltrone e divani o di altri mobili). In particolare, per cravatte e foderami si utilizza soprattutto la seta raddolcita.

La seta può essere utilizzata anche in mischia con la lana, per drapperie e lanerie estive, con il cotone oppure con fibre artificiali (Rayon viscosa, modal o tencell) o sintetiche (poliestere).

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Caratteristiche e Vantaggi della Seta

La seta è un materiale leggero, morbido, elegante, sottile, abbastanza elastico e piuttosto resistente allo strappo. Riguardo a quest'ultimo punto, all'inizio del Novecento venne a lungo utilizzata per tessere i paracadute, prima di essere sostituita dal nylon a causa del blocco delle esportazioni orientali durante il secondo conflitto mondiale.

Tra tutte, la lucentezza è una delle caratteristiche più apprezzate di questa fibra naturale, considerata la più nobile e preziosa tra tutte le fibre. La lucentezza è tanto maggiore quanto più è pulita la superficie del filato e quanto più è rotonda la sua sezione.

Freschissima d'estate, la seta è anche calda d'inverno. Analogamente alla lana, nonostante la sua sottigliezza, è infatti straordinariamente isolante; ha cioè caratteristiche coibenti (cattiva conduttrice di calore).

La più nobile tra le fibre naturali può assorbire l'umidità fino a quasi un terzo del proprio peso, risultando per questo particolarmente adatta nei climi caldi e umidi.

Alternative alla Seta

Seta Selvatica

La seta selvatica o seta non di gelso è prodotta in natura da oltre 400 specie di farfalla, differenti dal Bombyx mori. Si tratta perlopiù di specie polifaghe, cioè che si nutrono di più fonti vegetali (mentre il baco della seta si nutre esclusivamente di foglie di gelso). Le bave di questi animali sono composte da due filamenti di fibroina ricoperti da sericina, esattamente come le bave del baco della seta; la differenza sta nella diversa composizione amminoacidica di queste proteine, che varia leggermente da specie a specie. Inoltre, alcuni bruchi tessono un filamento continuo, mentre altri creano bozzoli formati da un filamento spezzato in più punti. In genere le sete selvatiche sono meno lucide, ma presentano caratteristiche meccaniche superiori e un costo inferiore.

Seta Artificiale

La classica alternativa artificiale alla seta è il Rayon; in particolare le tipologie che più si avvicinano alle caratteristiche della seta sono il Rayon Viscosa e soprattutto il Rayon Cupro. Queste fibre artificiali si ottengono a partire dalla cellulosa ricavata da legno, paglia, cascami o - nel caso del Rayon Cupro - esclusivamente dai linters del cotone (peluria che rimane attaccata al seme dopo che è stata asportata la bambagia).

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Seta marina o bisso

Si tratta sempre di una fibra naturale, che tuttavia non viene prodotta da lepidotteri, bensì da alcuni molluschi bivalvi (simili alle comuni cozze); questi animali secernono dei filamenti particolarmente resistenti, per ancorarsi ai fondali marini. Con opportune lavorazioni, dal bisso si possono ottenere tessuti pregiatissimi e costosi, poiché finissimi e molto morbidi. Si tratta tuttavia di una pratica caduta in disuso, tanto che nel linguaggio comune per bisso indica tessuti pregiati, molto leggeri e trasparenti, ad armatura tela, in cotone o lino, adatti al ricamo.

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