Fuoco di Sant'Antonio | È Contagioso? Quali Pericoli?

In questo articolo rispondiamo alle domande dei lettori riguardanti la contagiosità dell'Herpes Zoster, spiegando quando la malattia può essere pericolosa per chi non ha mai contratto la varicella, come si trasmette e come prevenire il contagio

Fuoco di Sant'Antonio
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Concetti Chiave

Il fuoco di Sant'Antonio

  • è conosciuto anche come Herpes Zoster
  • rappresenta la "sgradevole eredità della varicella"
  • è contagioso solo verso i soggetti che non hanno mai sofferto di varicella.

Riguardo a quest'ultimo punto ricordiamo che la varicella, una volta contratta, produce un'immunità permanente.

Non è quindi possibile ammalarsi due volte di varicella.

Tuttavia, il virus responsabile della varicella - chiamato virus Varicella zoster (VZV) - ha la capacità di rimanere latente nei gangli dei nervi spinali, invasi nel corso dell'infezione primaria, senza dare sintomi.

Nel 10-20% dei casi, il virus della varicella può riattivarsi anche a distanza di decenni, causando il cosiddetto "fuoco di Sant'Antonio" (Herpes zoster).

Lo sfortunato soggetto, quindi, non ripresenterà la varicella, ma una manifestazione cutanea locale caratterizzata da grappoli di vescicole che provocano un dolore urente lungo il decorso del nervo dove il virus ha stazionato.

Gli eventi scatenanti la riattivazione non sono chiari, ma è noto che il fenomeno è più frequente con l'avanzare dell'età e nei pazienti con deficit delle difese immunitarie.

È Contagioso?

Un soggetto affetto da herpes zoster può trasmettere la varicella (ma non il fuoco di Sant'Antonio) ad un'altra persona che non l'abbia mai contratta (o che non sia stata vaccinata).

Affinché si verifichi il contagio, però, è necessario il contatto diretto con le lesioni vescicolari (in cui è presente il virus della varicella).

Durante il fuoco di Sant'Antonio, infatti, l'agente virale non colpisce solitamente i polmoni e non può diffondersi per via aerea (a differenza di quanto accade durante la varicella).

Un paziente affetto da Herpes zoster può trasmettere la varicella ad un'altra persona che non l'abbia mai contratta (o che non sia stato vaccinato), ma non può trasmettere il fuoco di Sant'Antonio.

  • Il contagio può verificarsi attraverso il diretto contatto con il fluido contenuto nelle lesioni vescicolari, in cui è presente e attivo il virus varicella-zoster.
  • Il soggetto, invece, non è infettivo prima che compaia l'eruzione cutanea e dopo l'evoluzione delle vescicole in croste secche.

Prevenzione del Contagio

Per non rischiare di trasmettere il virus varicella-zoster ad altre persone è opportuno che il paziente eviti di toccare o graffiare le vescicole, lavi spesso le mani e mantenga l'eruzione coperta. Inoltre, il soggetto affetto da Herpes zoster non dovrebbe condividere oggetti personali (es. asciugamani), andare in piscina o praticare sport di contatto, come il rugby.

Durante la fase attiva del fuoco di Sant'Antonio, poi, è particolarmente importante prevenire la diffusione dell'infezione alle donne in gravidanza, ai neonati e alle persone immunodepresse (es. pazienti in terapia con farmaci immunosoppressori o sottoposti a chemioterapia e trapianto d'organo).

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Curiosità

Herpes zoster e Fuoco di Sant'Antonio: perché si chiama cosi?

"Herpes zoster", deriva da due parole, "herpes" dal sostantivo "herpetón" e "zoster", che in greco classico significano rispettivamente "serpente" e "cintura".

La denominazione descrive in modo appropriato la malattia: nella maggior parte dei casi, infatti, la sensazione di bruciore doloroso e le eruzioni vescicolari sono distribuite sul tronco come una mezza cintura, in quanto il virus varicella-zoster (VZV) colpisce di preferenza i gangli delle radici dorsali.

Nella tradizione popolare, poi, l'Herpes zoster è noto anche come il "fuoco di Sant'Antonio". In base all'interpretazione mistico-religiosa, infatti, l'eremita fu tormentato nel deserto dal diavolo che si manifestava sotto forma di serpente. Sant'Antonio Abate (250-356 circa) aveva la fama di taumaturgo e guaritore e da secoli, per il suo rapporto con "quel grande Spirito di fuoco" che lui stesso aveva ricevuto è associato a differenti malattie con la caratteristica comune di provocare dolore e bruciore intensi. Così, quando furono trasferite le reliquie del Santo in Francia, nell'XI secolo, tutti coloro che soffrivano di gravi malattie dolorose e urenti - poi identificate come zoster, sifilide, erisipela (infezione batterica acuta della pelle), ergotismo da segale cornuta (malattia tossica di origine alimentare) - gli rivolsero le loro preghiere.

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