Polline 2019 | Cos'è? A Cosa Serve? Proprietà, Dosi, Salute

In questo articolo parliamo del Polline, del suo Ruolo Biologico, dei suoi Principi Attivi e dei Suoi Benefici per la Salute dell'Ape e dell'Uomo. Con Studi scientifici, Dosaggi, Effetti Collaterali e Controindicazioni

Polline 2019 | Cos'è? A Cosa Serve? Proprietà, Dosi, Salute
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Che Cos'è

Il polline è costituito dalle cellule riproduttive maschili, prodotte da alcune piante (dette spermatofite) per la riproduzione naturale della specie.

Il polline d'api è un alimento molto ricco e bilanciato dal punto di vista nutrizionale; contiene infatti carboidrati, proteine, amminoacidi liberi, lipidi essenziali, acidi grassi, fitosteroli, fibre, vitamine, enzimi e sali minerali; degno di nota è anche il contenuto di flavonoidi dalle spiccate attività antiossidanti

Il polline può essere trasportato dal vento o raccolto dalle api e da altri insetti pronubi, per raggiungere e fecondare fiori distanti, garantendo in questo modo il mescolamento genetico e l'evoluzione della specie.

Alle api, il polline fornisce nutrimento, soprattutto proteico, sia nello stadio larvale che in età adulta. Il nettare, invece, fornisce all'insetto un nutrimento prevalentemente energetico.

Le api adulte (dette bottinatrici) raccolgono il polline mentre succhiano il nettare dei fiori (un liquido zuccherino che viene elaborato per produrre il miele).

I fiori si sono evoluti in modo che l'ape, per raggiungere il nettare, debba recarsi in prossimità delle antere, imbrattandosi di polline, che rimane adeso all'apparato boccale, alla testa e ai peli delle zampe.

Volando di fiore in fiore, l'ape contribuisce a trasportare il polline fecondante a distanza, mentre una parte viene appallottolato dall'insetto, per conservarlo nelle zampe, proteggerlo dalla dispersione e trasportarlo all'alveare per finalità alimentari.

A Cosa Serve

Generalità

Dato che il polline deve germinare per produrre i gameti maschili, possiede un ricco patrimonio di sostanze necessarie per conservarsi e riprodursi.

Per tale motivo, il polline rappresenta un'ottima fonte di sostanze nutritive e di energia, non solo per le api, ma anche per l'uomo.

Contiene infatti proteine, minerali, grassi e altre sostanze utili per il benessere dell'organismo (fibre, sali minerali, composti fenolici, enzimi e coenzimi come vitamine e bioelementi; degno di nota è anche il contenuto di flavonoidi - rutina e campferolo in primis - dalle spiccate attività antiossidanti).

Alimento Funzionale e Integratore

Il polline d'api è un prezioso prodotto apiterapeutico, molto apprezzato dalla medicina naturale a causa delle sue numerose, potenziali, applicazioni mediche e nutrizionali.

Le indagini scientifiche moderne hanno messo in luce una serie di potenziali applicazioni del polline, grazie alle proprietà antimicrobiche, antivirali, antinfiammatorie, epatoprotettive, immunostimolanti, antitumorali e analgesiche locali.

È stato anche segnalato il potenziale ruolo del polline come radical scavenger (antiossidante); inoltre, usato esternamente, il polline sembra facilitare il processo di guarigione delle ferite da ustioni.

Proprietà Medicinali

L'impiego clinico del polline è stato suggerito:

  • per l'attività ricostituente in situazioni di stress, inappetenza e stanchezza psicofisica;
  • in caso di abbassamento delle naturali difese immunitarie e per la prevenzione delle malattie da raffreddamento;
  • per sostenere la performance atletica negli sportivi e diminuire i tempi di recupero, grazie anche all'incremento dell'emoglobina nel sangue;
  • per sostenere il tono dell'umore e le capacità cognitive;
  • per proteggere e sostenere la funzionalità epatica, grazie a un'azione epato-protettiva rilevata in soggetti affetti da epatite e in svariati studi su animali;
  • per depurare e disintossicare l'iorganismo da metalli pesanti, gas e polveri industriali ed eccessivo uso di farmaci (come antinfiammatori e antibiotici);
  • per contrastare l'insorgenza dell'iperplasia prostatica benigna (BHP) ;
  • per contrastare le condizioni infiammatorie acute e croniche;
  • per mantenere i normali livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, grazie anche all'alto contenuto in fitosteroli; tale azione, unitamente alla capacità di ridurre l'aggregazione piastrinica e all'attività antinfiammatoria, suggerisce un'importante azione protettiva del polline nei confronti delle malattie cardiovascolari;
  • per uso esterno, nel trattamento delle ferite da ustioni.

L'impiego del polline è stato testato con successo anche:

  • nel trattamento della prostatite cronica abatterica; si vedano i prodotti Deprox e Cernilton;
  • per il benessere della donna in menopausa, premenopausa o perimenopausa, alleviando i disturbi tipici del climaterio; si veda il prodotto Femal .

Tuttavia, i prodotti commerciali appena citati non contengono polline d'api, ma polline raccolto direttamente dai fiori; questa accortezza si utilizza per standardizzare meglio il prodotto ed evitare i pericoli di allergia, ridotti anche attraverso speciali trattamenti che allontanano la frazione proteica allergogenica del polline.

La maggiore difficoltà nell'utilizzo del polline d'api a scopo terapeutico risiede quindi:

  • nella variabilità della composizione, che dipende dall'origine botanica e da numerosi altri fattori;
  • nella sua allergenicità per i soggetti sensibili.

Approfondimenti

Per gli approfondimenti scientifici e la bibliografia di riferimento, si consiglia la lettura dell'articolo Bee Pollen: Chemical Composition and Therapeutic Application, che riporta in lingua inglese una panoramica completa sulle attività terapeutiche e sulle proprietà biologiche del polline.

Importanza per le Api

La parola polline deriva dal termine latino “pollen-inis” che significa “fior di farina” e per estensione “polvere finissima".

Il polline rappresenta il gametofito maschile dei fiori, che andrà poi a raggiungere e fecondare gli organi femminili (pistilli) di fiori anche distanti, trasportato dal vento o dagli insetti impollinatori.

Le api bottinatrici (che hanno raggiunto il ventesimo giorno di vita) sono specializzate alla raccolta del polline.

  • Le api succhiano il nettare dalle piante attraverso la proboscide e lo accumulano nella cosiddetta "borsa melaria", una dilatazione sacciforme dell'esofago con capacità di 50-60 microlitri.
    Una volta trasportato nell'alveare, il nettare costituirà la principale materia grezza per la produzione di miele.
  • Mentre succhiano il nettare dal fiore, le api cominciano a spostarsi avanti e indietro attirando su di sé le antere e imbrattandosi in questo modo di polline.
  • Una volta che l'ape ha il corpo ricoperto di polline, abbandona il fiore e mantenendosi in volo comincia ad eseguire una serie rapida di movimenti, che in ultima analisi - con il contributo del nettare raccolto o del contenuto della borsa melaria - porta al confezionamento delle pallottole di polline.
  • Nell'alveare, il polline così raccolto viene inumidito con la saliva e poi impacchettato nei favi. In seguito, la superficie del polline viene coperta con un sottile strato di miele e cera.
    Il composto che è stato creato - detto “pane delle api” - subisce fermentazione anaerobica ed è poi conservato grazie all'acido lattico.
  • Il polline (pane delle api) costituisce per gli insetti l'indispensabile sostanza proteica che permette la riproduzione e la crescita all'interno dell'alveare.
    Viene infatti utilizzato dalle api bottinatrici per nutrire le larve delle operaie e dei fuchi che hanno tre giorni di vita; rappresenta inoltre un alimento per le giovani api che devono produrre pappa reale.

L'elaborazione del polline da parte delle api, dal momento della raccolta allo stoccaggio finale, è molto importante, in quanto arricchisce il polline di diverse sostanze, quali enzimi e amminoacidi, che lo rendono distinguibile dal polline situato sulle antere dei fiori.

Raccolta del polline

Il polline viene sottratto alle api mediante l'utilizzo di trappole poste all'ingresso dell'alveare. Queste trappole consistono in una sorta di griglia, costituita da fori calibrati, sufficientemente grandi per permettere il passaggio delle api ma abbastanza piccoli per provocare la perdita di una certa percentuale delle pallottole di polline adese alle zampe posteriori degli insetti.

Il polline, staccandosi, cade quindi in un cassettino sottostante dove verrà raccolto dall'apicoltore.

La raccolta del polline direttamente dai favi (pane delle api) non è una pratica diffusa.

Valori Nutrizionali

Nella composizione del polline d'api, è possibile identificare numerosissime sostanze biologiche; infatti ne sono state trovate più di 200, provenienti da diverse specie di piante.

Occorre comunque notare che la composizione del polline varia in misura notevole in base alla specie dei fiori da cui proviene, quindi all'aerea di provenienza e al periodo di raccolta. Inoltre, la composizione chimica varia in relazione al metodo di raccolta del polline, alla modalità di conservazione e ad altri fattori.

Nel gruppo di sostanze chimiche di base, nel polline ritroviamo proteine, amminoacidi, carboidrati, lipidi e acidi grassi, composti fenolici, enzimi e coenzimi, nonché vitamine e bioelementi.

Il prodotto appena raccolto dalle api presenta un contenuto in acqua compreso tra il 20-30 g su 100 g.

Il polline contiene in media il 22,7% di proteine, compreso il 10,4% di amminoacidi essenziali, come metionina, lisina, treonina, istidina, leucina, isoleucina, valina, fenilalanina e triptofano

Le concentrazioni di carboidrati digeribili nel polline si attestano intorno al 30,8%, con una prevalenza di zuccheri riducenti, principalmente fruttosio e glucosio.

Tra i lipidi - che sono presenti nel polline nella quantità di circa il 5,1% - quelli che dovrebbero essere menzionati in primo luogo sono gli acidi grassi essenziali (EFA). Gli acidi grassi come il linoleico, il gamma-linoleico (GLA) esistono nella quantità dello 0,4%. I fosfolipidi ammontano invece all'1,5%, mentre i fitosteroli, in particolare il P-sitosterolo, sono presenti nella quantità dell'1,1% .

I fitosteroli hanno numerose proprietà, ma tra le più importanti si può annoverare la capacità di abbassare il livello di colesterolo nel sangue ed avere possibili effetti antiaterogenici; inoltre hanno proprietà immunostimolanti e antiinfiammatorie, queste dovute soprattutto ai beta-sitosteroli.

Inoltre, nel polline, sono presenti quantità significative di

  • composti fenolici, che ammontano in media all'1,6%. Questo gruppo comprende soprattutto flavonoidi (1,4%) e acidi fenolici (0,2%); tra i flavonoidi presenti nel polline vi sono principalmente kaempferolo, rutina, quercetina e isoramnetina, mentre nel gruppo degli acidi fenolici si segnala la presenza prevalente di acido clorogenico.
  • Acidi nucleici, specialmente di tipo ribonucleico. 
  • Vitamine (0,7%), di cui lo 0,1% è di natura liposolubile (come provitamina A e vitamine E e D) e lo 0,6% è di natura idrosolubile (come B1, B2, B6 e C, e acido pantotenico, nicotinico e folico, biotina, e inositolo).
  • Sali minerali (1,6%), inclusi i macroelementi (calcio, fosforo, magnesio, sodio e potassio) e i micronutrienti (ferro, rame, zinco, manganese, silicio e selenio).  

Modo d'uso

  • Le dosi di polline normalmente suggerite spaziano
    • dai 20 ai 40 grammi (3-5 cucchiaini da ) al giorno negli adulti
    • dai 7,5 ai 15 grammi (1-2 cucchiaini da tè) nei bambini.
  • Il polline viene solitamente assunto 3 volte al giorno a digiuno, prima di mangiare. 
  • Generalmente, una dose più piccola di polline viene utilizzata nella terapia combinata (con altri integratori) e nei trattamenti prolungati contro disturbi cronici.
  • La durata del trattamento è di 1-3 mesi, ma può essere ripetuto 2-4 volte l'anno.
    I periodi più appropriati per il trattamento coincidono tra l'inverno e la primavera e tra l'estate e l'autunno.

Biodisponibilità

Ogni granulo di polline è rivestito esternamente da una doppia membrana. La membrana interna si chiama intina, mentre quella esterna esina.

L'esina è molto resistente ai fattori chimici e fisici, quindi resiste anche alla digestione umana.

Per aumentare la biodisponibilità del polline d'api, è possibile franturmalo tramite macinazione o immergerlo in acqua calda; nell'ambiente acquoso, i granuli di polline si gonfiano e, dopo 2-3 ore, si rompono rilasciando i loro costituenti.

La macerazione può essere fatta in acqua o in altri liquidi, ad esempio latte, latti vegetali e succhi di frutta.

In termini quantitativi, il polline non tritato, accuratamente masticato prima della deglutizione, viene utilizzato dall'organismo solo in misura del 10-15% circa. Dopo la triturazione meccanica o il rilascio naturale, la biodisponibilità del polline aumenterebbe invece al 60-80%.

Avvertenze e Controindicazioni

  • Non eccedere la dose giornaliera consigliata.
  • L'assunzione di polline non può sostituirsi a una dieta equilibrata e a uno stile di vita sano; prima di considerarne l'assunzione, è quindi opportuno compiere ogni ragionevole sforzo per regolarizzare la propria alimentazione e il proprio stile di vita.
  • Consultare il medico per qualsiasi dubbio sull'utilizzo del polline.
  • Attualmente, non esistono controindicazioni all'assunzione di polline d'api da parte di soggetti adulti in buono stato di salute, salvo la presenza di reazioni di ipersensibilità individuale.
  • A scopo cautelativo, l'uso del polline d'api è controindicato nei bambini molto piccoli, durante la gravidanza, e nel successivo periodo di allattamento al seno.
  • Più in generale, l'assunzione di polline in presenza di condizioni patologiche particolari o se si sta seguendo una terapia farmacologica è consigliata sotto controllo del medico che, conoscendo approfonditamente il quadro clinico del Paziente, saprà dare i migliori consigli.

Effetti Collaterali

  • Il consumo di polline d'ape può causare reazioni allergiche, anche gravi, con asma, broncospasmi e anafilassi.
  • Il rischio di avere un'allergia al polline è maggiore nelle persone che hanno altre allergie, specialmente alle api e ad altri prodotti delle alveare.

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