Belladonna | Farmaco o Veleno? Benefici e Pericoli

In questo articolo parliamo delle Proprietà e degli Effetti Venefici della Belladonna, analizzando gli usi medici tradizionali e moderni dei suoi alcaloidi. Effetti Collaterali e Sintomi dell'Avvelenamento

Belladonna
Supervisione Scientifica a Cura del Dottor Gilles Ferraresi - Ultima revisione dell'articolo:

Che Cos'è

La belladonna (Atropa belladonna) è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae (la stessa di patate, pomodori e melanzane).

In base al dosaggio, la belladonna può essere considerata una pianta sia velenosa che medicinale.

Una singola foglia o 2-5 frutti sono sufficienti per uccidere una persona. Il frutto ha le dimensioni di una ciliegia ed è abbastanza simile al mirtillo, con un sapore piacevolmente dolce; pertanto, i bambini ne sono attratti e in virtù del basso peso corporeo sono particolarmente a rischio di intossicazioni fatali.

Il nome "Belladonna" deriva dall'uso che se ne faceva nel XVI secolo, quando l'estratto di questa pianta veniva usato come collirio per dilatare la pupilla, dando risalto e lucentezza allo sguardo, e per arrossare le guance.

La midriasi (dilatazione della pupilla) è legata al contenuto di alcaloidi tropanici (iosciamina, atropina, scopolamina) che bloccano l'azione del neurotrasmettitore acetilcolina.

Le proprietà velenose della belladonna erano note fin dall'antichità e sono persino menzionate nella letteratura storica come l'Iliade e l'Odissea di Omero. In epoca medievale, la belladonna è stata usata principalmente come veleno e come allucinogeno, insieme allo stramonio, nei rituali di stregoneria 1.

Come Funziona

Contenuto di Alcaloidi

La belladonna contiene fino a 20 diversi alcaloidi ad azione anticolinergica, che sfrutta come difesa contro gli erbivori.

Le radici contengono circa lo 0,7% di alcaloidi, mentre le foglie ne contengono leggermente meno (0,04%). Nei semi il contenuto di alcaloidi è di circa lo 0,06%, mentre i frutti ne contengono circa 2 mg per bacca 2, 3.

Gli alcaloidi anticolinergici più abbondanti nella pianta sono Iosciamina, Atropina e Scopolamina.

Funzioni dell'Acetilcolina

L'acetilcolina è una molecola che funge da mediatore chimico della trasmissione nervosa (è un neurotrasmettitore).

Agisce su tutto il sistema nervoso, sia centrale che periferico, attivando i muscoli scheletrici e promuovendo anche il rilassamento, la digestione e persino l'eccitazione sessuale.

L'acetilcolina rappresenta il neurotrasmettitore prevalente del cosiddetto sistema nervoso parasimpatico, che sostiene funzioni corporee attive nelle fasi di quiete e rilassamento.

In tal senso, l'acetilcolina si oppone agli effetti di adrenalina e noradrenalina, che sono i neurotrasmettitori tipici del sistema nervoso simpatico, attivo quando l'organismo è minacciato da un forte stress.

Anticolinergici

Gli anticolinergici sono principi attivi che bloccano l'azione dell'acetilcolina 1. Poiché bloccano di fatto il sistema nervoso parasimpatico sono anche noti come parasimpaticolitici.

L'azione farmacologica di questi farmaci, presenti anche nella belladonna, si manifesta con:

  • aumento della frequenza dei battiti cardiaci,
  • dilatazione dei bronchi,
  • diminuzione del tono della muscolatura intestinale, degli sfinteri e di altri organi a muscolatura liscia,
  • diminuzione della secrezione gastrica, salivare, sudorale, bronchiale ecc.

Questi medicinali possono trattare una varietà di condizioni, tra cui:

  • incontinenza urinaria;
  • vescica iperattiva;
  • asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO);
  • alcuni tipi di avvelenamento;
  • coliche e spasmi degli organi digerenti.

Meccanismo d'Azione della Belladonna

Gli alcaloidi della belladonna differiscono leggermente nei loro effetti, ma sono tutti accumunati da un'azione anticolinergica.

Iosciamina, atropina e scopolamina esibiscono analoghe azioni periferiche anticolinergiche, mentre a livello del sistema nervoso centrale si comportano in maniera opposta.

La scopolamina ha un effetto sedativo e narcotico molto potente, mentre atropina e iosciamina inducono (a dosi tossiche) uno stato di forte eccitazione corticale, con allucinazioni, euforia, eccitazione e perdita di memoria a breve termine.

La iosciamina e la scopolamina possono essere utilizzate come farmaci antispastici con azioni anticolinergiche, per combattere:

  • dolore e spasmi a stomaco e intestino;
  • dolore e spasmi dovuti a ostacoli nel flusso delle vie urinarie e delle vie biliari;
  • sindrome dell'intestino irritabile;
  • disturbi della vescica come cistite interstiziale e vescica iperattiva;
  • crampi mestruali, dismenorrea;
  • nausea e vomito postoperatori;
  • mal di movimento (cinetosi).

La scopolamina (o ioscina) rientra nella nota specialità medicinale Buscopan.

Usi Medici

Nella medicina moderna, l'uso dell'atropina e di altri alcaloidi in forma isolata prevale sull'impiego della pianta in toto, oggi perlopiù abbandonato.

Sono inoltre stati ottenuti dei farmaci anticolinergici di sintesi con un'azione terapeutica più mirata e selettiva, capaci di agire prevalentemente su specifici recettori dell'acetilcolina.

Il principio attivo caratteristico della belladonna, l'atropina, è ancora oggi usato come collirio per dilatare le pupille durante le procedure oculari.

L'atropina può anche essere usata come antidoto per ridurre l'eccessiva stimolazione dell'acetilcolina nell'avvelenamento da organofosfati (pesticidi altamente velenosi che bloccano la degradazione dell'acetilcolina). In quest'ambito, l'anisodamina, un alcaloide della belladonna meno potente, è stata testata con successo come alternativa all'atropina con meno effetti collaterali 4, 5.

Aldilà degli impieghi dei suoi alcaloidi in forma isolata, la belladonna viene raramente utilizzata in medicina. Da diversi anni, esistono infatti terapie convenzionali e alternative più sicure ed efficaci con prove sufficienti a sostegno della loro efficacia.

Alcuni studi clinici hanno scoperto che piccole dosi di belladonna hanno migliorato i sintomi della sindrome dell'intestino irritabile (IBS), in particolare dolore, crampi e movimenti intestinali 6, 7. Tuttavia, le terapie convenzionali sono considerate più efficaci e sicure.

Altri piccoli studi clinici hanno trovato un possibile beneficio nell'utilizzo di piccole dosi di belladonna nei disturbi della menopausa 8, 9. Tuttavia, questi presunti benefici sono supportati solo da studi clinici limitati e di bassa qualità.

Sintomi dell'Avvelenamento

Un ritornello anglosassone riassume i tratti caratteristici della sintomatologia associata all'intossicazione da anticolinergici: “Blind as a bat, hot as a hare, dry as a bone, red as a beet, mad as a hatter” (letteralmente: cieco come un pipistrello, secco come un osso, rosso come una bietola, matto come un cappellaio).

L'avvelenamento da belladonna determina il blocco dei recettori colinergici (nicotinici e muscarinici). Questo blocco recettoriale determina la prevalenza del sistema nervoso autonomo simpatico su quello parasimpatico, con:

  • aumento della frequenza cardiaca,
  • vasodilatazione,
  • riduzione delle secrezioni ghiandolari salivari,
  • dilatazione della muscolatura liscia bronchiale,
  • rallentamento della peristalsi gastro-intestinale,
  • contrazione dello sfintere uretrale e rilassamento della muscolatura vescicale,
  • dilatazione delle pupille e visione offuscata,
  • alterazioni del sensorio, con perdita di coordinazione e tremori,
  • ansia, agitazione e aggressività.

I bambini e gli anziani sono di solito più sensibili degli adulti all'avvelenamento da belladonna.

Il trattamento comprende la gastrolusi (lavanda gastrica), l'utilizzo di carbone vegetale attivo e l'uso di antidoti specifici come la fisostigmina, che agisce ripristinando la conduzione colinergica.

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